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Biodiversità: Edward Wilson, scienza e religione unite per il futuro della Terra

  • Entomologo di massima levatura, guru ambientalista, fondatore della moderna sociobiologia e, soprattuto, strenuo difensore della biodiversità, il 13 luglio scorso Edward Osborne Wilson è stato accolto a Roma, dove ha ricevuto personalmente il premio 'Merck Serono' - prestigiosa onoreficenza letteraria riservata alle pubblicazioni scientifiche - per l'edizione italiana del suo «La creazione» (Adelphi, euro 19, pp. 198). L'ultima fatica di Wilson rappresenta una 'lettera aperta' da parte di uno scienziato a un ipotetico uomo di chiesa sulla necessità di costruire un'alleanza per la salvezza della ricchezza biologica del pianeta.



Anni di ricerca, di scoperte, di trattati (divenuti in larga parte veri e propri 'cult') e di insegnamento come cattedratico ad Harvard hanno meritato a Edward Osborne Wilson l'appellativo di 'erede naturale di Darwin', oltre che due premi Pulitzer per la scienza, svariate candidature al Nobel e la consacrazione nell'empireo dei più illustri pensatori scientifici del pianeta. A siglarne anche la larga popolarità, negli anni Novanta, le diffusissime T-shirt che sotto l'immagine di alcune formiche riportavano una delle più conosciute massime di Wilson: «Sembra che, in alcune circostanze, il socialismo funzioni davvero. È solo che Karl Marx considerò la specie sbagliata». 
Negli ultimi anni, lo scienziato statunitense si è consacrato sempre di più alla difesa della diversità biologica. Ritenendo la perdita  di biodiversità una vera emergenza globale alla pari dei mutamenti climatici, e ricordando che i dati parlano di 20-30 specie estinte all'anno, Wilson sostiene da tempo la necessità di costituire uno specifico comitato internazionale di esperti che si occupi del problema,  un 'barometro della vita' (sua la definizione), su modello dell’IPCC (International panel on climate change), l’agenzia dell’ONU di riferimento per quanto riguarda i cambiamenti del clima.  Per Wilson infatti  "stiamo facendo sforzi qua e la, alcuni sono grandi, ma nell’insieme non si avvicinano nemmeno a quello di cui abbiamo bisogno". Tant'è vero che, tra le altre, persino alcune delle specie studiate da Darwin per formulare la teoria dell’evoluzione sono oggi estinte o in grave pericolo, come il tordo dell’isola di Floreana, alle Galapagos.
Già all'inizio degli anni Novanta, nel suo classico "La diversità della vita. Per una nuova etica ecologica"  Wilson prendeva in esame l'epocale  fase di estinzioni che sta minacciando la ricchezza biologica del nostro pianeta, già 'sopravvissuta' negli ultimi seicento milioni di anni  - stando all'analisi di Wilson - a cinque precedenti periodi di grave impoverimento, a causa di cataclismi naturali ed eventi straordinari (dalla deriva dei continenti a cadute di meteoriti). A fare la differenza, questa volta, è l'uomo: la perdita di biodiversità dei nostri giorni è infatti in massima parte drammaticamente legata a cause antropiche. Riuscirà comunque il processo evolutivo a superare questa nuova crisi? Wilson si dichiara ottimista al riguardo, ma solo ammesso che tutti si rimbocchino le maniche. E lo facciano rapidamente. Di qui anche la necessità di superare le divisioni ideologiche, di unire ricerca e spiritualità, di far sì che scienza e religione, "le forze più potenti nel mondo di oggi", possano incontrarsi "al di qua della metafisica" per salvare il futuro della vita sulla Terra. Come invita a fare appunto nel suo ultimo saggio, 'La Creazione'. Questa l'intervista di presentazione pubblicato da Nòva, l'inserto scientifico settimanale de Il Sole 24 Ore, a firma di Agnese Codignola.

 

"Nella sua lunghissima carriera, Ed Wilson ha scoperto e descritto più di 500 nuove specie di formiche in ogni angolo del globo, e per questo è ancora oggi considerato il massimo entomologo vivente. Ma come tutti i grandi pensatori ha fatto anche molto altro: è stato ed è antropologo, sociologo, ecologista, padre nobile e instancabile delle battaglie sulla biodiversità – cui ha dedicato molte energie e una fondazione, la EO Wilson Biodiversity Foundation (www.eowilson.org/), nonché amatissimo divulgatore. Superata la soglia degli 80 anni Wilson, ateo convinto, ancora una volta spiazza tutti, scegliendo un interlocutore inatteso per dialogare sulla biodiversità: un immaginario uomo di chiesa. Solo unendo scienza e spiritualità – è la tesi del suo ultimo libro, «La creazione» (edizioni Adelphi), per il quale è stato insignito martedì a Roma del riconoscimento letterario "Premio Merck Serono" – l'umanità può salvarsi dalla catastrofe verso cui si avvia con inaudita incoscienza. Ma perché la biodiversità è il più importante dei valori dell'ambientalismo? Risponde Wilson: «La biodiversità definisce la qualità di tutto il resto della creazione e contribuisce al benessere dell'uomo: dal punto di vista psicologico e spirituale, ma anche economico, medico, sotto il profilo della sicurezza (si pensi alle catastrofi), per citare gli effetti più immediati. Negli ultimi anni abbiamo iniziato grandi battaglie che riguardano l'ambiente inteso in senso fisico. Per esempio, quella sulle energie rinnovabili o sui rifiuti. Ma lasciate che vi enunci la legge di Wilson: se salviamo gli esseri viventi, cioè tuteliamo la biodiversità, salviamo automaticamente anche l'ambiente "fisico", ma se ci preoccupiamo solo di questo, alla fine lo perderemo, insieme a tutto il resto».
In epoca di emergenze ambientali continue, tuttavia, per dare concretezza a questa battaglia bisogna attribuire delle priorità. Per questo il naturalista invita a salvaguardare, per prime, le specie fondamentali. Ancora Wilson: «Alcune specie sono più importanti di altre perché il loro indebolimento o la loro scomparsa causano il collasso di interi sistemi, quindi ci si deve concentrare su di esse e sulle "zone calde", gli angoli di mondo ancora relativamente intatti e strategici come alcune foreste della Guinea, del Caucaso, del Corno d'Africa, di Cuba. Ciò che sappiamo su di esse, tra l'altro, ci induce a impegnarci ancora di più: finora i biologi hanno identificato e descritto circa 1,9 milioni di specie, ma ritengono che il conto complessivo sia di decine di milioni. Quante di queste e soprattutto quali sono essenziali per la sopravvivenza del pianeta? Non possiamo permetterci di perderle prima di averlo capito». La tecnologia, in questo senso, può dare una grande mano, e anche in questo Wilson è stato un pioniere promuovendo, già nel 2003, l'Enciclopedia della vita (www.eol.org), un immenso catalogo online dove chiunque (dopo una verifica di specialisti) può inserire i propri dati e confrontarli con quelli degli altri. La speranza è che essa contribuisca ad accelerare l'acquisizione di nuove conoscenze e aumentare la consapevolezza generale. Commenta Wilson: «A differenza dell'inquinamento o altre emergenze, la scomparsa di una specie non è oggetto di allarme fino a quando non è tutto perduto e talvolta – come nel caso degli insetti – neppure allora. Per questo si deve cercare in ogni modo di sensibilizzare l'opinione pubblica, e per questo bisogna che i due grandi motori dell'umanità, il pensiero scientifico e quello spirituale, uniscano le loro forze. I leader politici, infatti, non faranno mai nulla se non saranno i cittadini a chiederlo. Ma i cittadini devono capire, e questo si ottiene solo con il coinvolgimento anche delle autorità religiose». Negli Usa, spiega il naturalista, qualcosa si sta già muovendo in questa direzione: alcune chiese protestanti, alcune comunità di Mormoni e singoli gruppi stanno diventando sempre più attivi. Ma non basta. «È essenziale – sottolinea Wilson – che l'insegnamento delle scienze sia potenziato fino dalle elementari e condotto in modo del tutto diverso rispetto a quanto accade oggi, cioè dando più spazio alle esperienze sul campo, portando i bambini a vedere, toccare, osservare, raccogliere. Questa è la via per creare consapevolezza e porre le basi perché tutti diventino cittadini naturalisti». La sfida è di tali proporzioni – conclude Wilson – che i soli biologi, per quanto impegnati, non riusciranno mai a decrittare tutte le specie viventi e a tutelarle. I cittadini naturalisti, invece, anche con una sola telecamera e un collegamento in rete, possono fare la differenza, inviando ciò che osservano anche nel parco vicino a casa all'Enciclopedia della vita. E i cittadini, in definitiva, sono coloro che fanno concludere a Wilson: «Sul futuro sono spaventato, ma anche cautamente ottimista».
 
 

 Fonti : press agencies; Il Sole 24 Ore; web.

Per approfondire:  riguardo gli effetti dell'intrusione umana in un ambiente naturale incontaminato è  disponibile su Sperimentarea.tv   - e sul suo canale tematico dedicato in specifico ai temi della biodiversità  AceSap Channel - il seguente film:

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Antartide...una volta il silenzio
 
di Federico Ramundo

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