
Il Museo ospiterà periodicamente una piccola esposizione a rotazione, caratterizzata da poche opere scelte con estrema cura. L'obiettivo è quello di proporre alle persone in visita un'esperienza diversa, un invito a prendersi il tempo necessario per riscoprire il lavoro degli artisti e apprezzare l'unicità e la storia di ogni singola opera.
Il primo appuntamento di questo nuovo corso è dedicato allo scultore roveretano Carlo Fait (1877-1968), un omaggio che celebra l'artista e il suo fortissimo legame con la città natale. Nel corso della sua vita, infatti, Fait destinò al Museo Civico una progressiva donazione di opere, spinto dal desiderio di lasciare un progetto di memoria che invogliasse a dedicarsi all'arte e alla scultura.
Nel focus proposto, curato dalla storica dell’arte Alice Salavolti, il pubblico potrà ammirare da vicino alcuni capolavori fondamentali del suo percorso: il precoce bassorilievo in gesso policromo Mia madre (1903) accostato al raffinato ritratto in marmo Mia moglie (1935-39), confronto che rivela l'eccezionale maturazione espressiva e la crescita tecnica raggiunta da Fait nell'arco di vent'anni. Tra le altre opere selezionate spiccano anche Prima Fides, delicata espressione del suo linguaggio simbolista, oltre alle opere preparatorie dei suoi capolavori, il gesso patinato a finto bronzo del Cristo morente, opera di straordinario pathos, e la piccola opera in bronzo, La Preda.
La mostra è in dialogo con l’esposizione permanente visitabile a ingresso gratuito a Palazzo Alberti Poja in Corso Bettini, dove tra le altre opere si trovano, questa volta in versione marmorea, il Cristo morente e l’imponente gruppo de La Preda.
Per inaugurare questo progetto, l'ingresso al Museo della Città sarà gratuito per tutta l'estate.
Un'occasione irrinunciabile per chi abita in città o per chi è di passaggio per visitare la mostra su Carlo Fait ma anche le sale permanenti che raccontano la storia di Rovereto e la temporanea al secondo piano “colore, matrice, carta” legata all’arte di Area Studio e Astrazione oggettiva, e riappropriarsi del patrimonio culturale di Rovereto, o scoprirlo per la prima volta.
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