Educazione Meteorologica

Educazione Meteorologica

Interviene Filippo Orlando, responsabile dell’Area Meteorologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto.

Pubblicato il: 12-12-2018

Siamo sicuri di sapere davvero che cos'è una previsione meteorologica? Come mai pretendiamo di sapere che tempo farà a Natale sin dal giorno dell'Immacolata? Perché non siamo in grado di accettare l'incertezza legata a un’evoluzione modellistica? Diventare fruitori consapevoli dei servizi meteorologici al giorno d’oggi è sempre più importante, specialmente alla luce dei cambiamenti climatici in atto. Sono questi i presupposti da cui parte Serena Giacomin quando decide di scrivere “Meteo che scegli, tempo che trovi”, il piccolo volume edito da Imprimatur e da lei stessa presentato la sera dello scorso sabato 17 novembre presso la Biblioteca Civica di Rovereto, in occasione dell’ultima edizione del Festivalmeteorologia.

Serena Giacomin è un volto sempre più noto del Centro Epson Meteo. Per certi versi potremmo dire che ha raccolto l’eredità televisiva del colonnello Mario Giuliacci, sulle reti Mediaset, ma non è una semplice annunciatrice di previsioni del tempo, bensì un’autentica ed autorevole meteorologa dotata di eccellenti capacità divulgative.

Durante la conferenza appare sicura del fatto suo, abituata com’è ad avere a che fare con il pubblico. Spiega che il mestiere del meteorologo non si riduce ad andare in televisione a recitare a memoria le previsioni del tempo, ma si presta alle più svariate applicazioni in numerosi campi, dal turismo alla protezione civile, dai trasporti al settore energetico, trasformando questa disciplina scientifica in un asset cardine delle più evolute economie mondiali. Parla di serietà e di credibilità delle previsioni del tempo e per questo invita tutti a diffidare dai venditori di fumo, presenti specialmente su Internet, che promettono certezze a lungo termine e cercano di suscitare scalpore con titoli acchiappa-click e ridicoli sensazionalismi. Ricorda infine che a partire dall’anno accademico in corso è attivo il Master of Science in Environmental Meteorology attivato dall’Università degli Studi di Trento in collaborazione con l’Università di Innsbruck, elogiando questo genere di percorsi di specializzazione, in grado di conferire sempre più autorevolezza al mestiere del meteorologo. Ma in questo settore non esistono solo i professionisti. All’interno della conferenza, infatti, non è mancata l’occasione di nominare il fenomeno della cosiddetta “citizen science”: anche i semplici cittadini, invitati a fruire in maniera sempre più consapevole dei servizi meteorologici, possono assumersi la responsabilità di partecipare attivamente al monitoraggio del tempo attraverso il cosiddetto “nowcasting”. L’osservazione dei fenomeni atmosferici può così essere divulgata con estremo rigore scientifico da chiunque impari ad agire in modo appropriato attraverso Internet, ricorrendo ai social network o alle piattaforme web di condivisione dei dati. Ne costituisce un tipico esempio la rete di monitoraggio che fa capo a Meteo Trentino Alto Adige, associazione che da anni studia il clima del nostro territorio regionale, affiancando le proprie installazioni alle stazioni meteo istituzionali di MeteoTrentino e della Fondazione E. Mach.

I temi trattati in “Meteo che scegli, tempo che trovi”, a loro volta, mi hanno fornito diversi spunti di approfondimento, consentendomi di affrontare il tema dell’educazione meteorologica all’interno di un percorso di formazione per insegnanti dal titolo “Rischio Clima”. L’iniziativa, inserita fra le attività proposte quest’anno dall’IPRASE, si è appena conclusa dopo un ciclo di quattro incontri, i primi due dei quali sono stati condotti da chi scrive, mentre gli ultimi due hanno visto protagoniste Sara Favargiotti, Cristina Pedersoli e Anna Codemo, relatrici provenienti dal DICAM, il Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica dell’Università di Trento.

Particolarmente importante, all’interno del corso, è risultato il tema del rapporto tra informazione e divulgazione scientifica, specie in riferimento al tema della meteorologia e della climatologia. Il livello del giornalismo italiano, purtroppo, da questo punto di vista lascia molto a desiderare, e questo a causa principalmente di due fattori: la scarsa competenza in materia da parte della stragrande maggioranza dei giornalisti e la cattiva abitudine anche da parte delle principali testate nazionali di rilanciare agenzie del tutto inattendibili, generalmente diramate da soggetti poco qualificati mossi unicamente dall’interesse di seminare scalpore per aumentare la propria visibilità in funzione del business. Tutto questo, chiaramente, finisce per screditare non solo il giornalismo, ma anche e soprattutto i servizi meteorologici, spesso considerati poco attendibili e paragonati agli oroscopi o associati alle credenze popolari, con tutto ciò che ne consegue in termini di pericolo quando, di fronte ad un oggettivo rischio di maltempo, le allerte diramate dagli enti preposti a farlo vengono sottovalutate a tal punto da non riuscire ad evitare i disastri.

 
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