Cagliostro “grottesco”

Cagliostro “grottesco”

Anche la conferenza di Edoardo Tomasi tra gli eventi della tappa di Arco della rassegna “Cavo, Cava... Caves”.

Pubblicato il: 03-04-2018

Se la grotta non è solo una dimensione fisica ma è anche un luogo della mente, se cavità e antri sono - nell'immaginario comune - anche simbolo e rappresentazione dell'ignoto e del mistero, si capisce facilmente perché, all'interno della più ampia rassegna “Cavo, Cava... Caves”,
trovi spazio il personaggio più chiacchierato del Settecento italiano (e non solo).
"Il tema grottesco in alcuni episodi della vita del conte Cagliostro" è il titolo della conferenza tenuta il 27 febbraio presso la Biblioteca Civica di Arco da Edoardo Tomasi, bibliotecario di Mori e appassionato studioso di questo personaggio “strano e famoso”: sua, tra le altre cose, la cura dell'edizione anastatica del memoriale di Clementino Vannetti, meglio noto come “vangelo di Cagliostro”  che riporta il puntuale resoconto del soggiorno roveretano del conte.
 
Tomasi, perché proprio Cagliostro e che relazione corre tra questi e il tema grottesco richiamato?

Non c'è, a dire il vero, personaggio più enigmatico e sfuggente del conte di Cagliostro: qualche autore l'ha definito “affetto da "delirio peripatetico", tanta e tale era la sua smania di viaggiare. Vuoi per la sua stessa indole, vuoi per ragioni di opportunità o per la volontà di qualche detrattore (o di qualche “gabbato”), Cagliostro fu sempre in continuo movimento: in un suo ipotetico passaporto, figurerebbero ben 82 città europee ove visse per qualche periodo, e tra queste c'è pure la nostra Rovereto, ove giunse la sera del 6 settembre del 1788 e successivamente Trento, da dove partì il 17 maggio 1789 con destinazione Roma.
Nella mia relazione ho alternato episodi “grotteschi” in senso lato, in cui Cagliostro fu protagonista, alle volte suo malgrado, ed altri in cui “grottesco” (in senso stretto) era l'ambiente in cui si svolsero, quel misterioso mondo sotterraneo che il dotto gesuita Athanasius Kircher aveva descritto in un suo famoso libro che, guarda caso, era presente nella ricca biblioteca personale del principe-vescovo Thun: mi piace pensare che Cagliostro volesse consultare proprio quel testo, approfittando proprio della sua permanenza nella città del Concilio  

Una grotta nei pressi di Palermo offre al "nostro" l'ambientazione ideale per una truffa ai danni di un avido gioielliere.

L'episodio risale alla prima gioventù di Cagliostro, che è al tempo solo uno scapestrato abituato a vivere di espedienti. Giuseppe Balsamo, questo il suo nome, rivela a Vincenzo Marano, un ricco orafo del posto, che in un anfratto  nelle vicinanze della città è nascosto un favoloso tesoro custodito da demoni, e che lo aiuterà a trovarlo in cambio di una certa somma di denaro. Il tesoro, naturalmente, non esiste: ad attendere nottetempo il gioielliere sul luogo indicato è un gruppo di ceffi travestiti da diavolacci che malmena e mette in fuga il malcapitato. Balsamo, che aveva già intascato il denaro in anticipo, deve poi lasciare Palermo per sfuggire alla vendetta del commerciante gabbato.
Esistono varie versioni di questo episodio e ne ho scelto una particolarmente gustosa, letta ed interpretata con grande realismo dal mio collega di Arco, Alessandro Demartin - responsabile della biblioteca locale - che nel corso della conferenza ha dato voce ad altre letture selezionate nella vasta letteratura dedicata al personaggio (una recente bibliografia enumera oltre 1400 testi, ma il dato è senz'altro per difetto).

Ad Arco lei ha parlato anche di quella che sarebbe poi stata definita “la cena dei morti”.

Pure in questo caso, ho attinto ad un testo coevo – presente nella mia raccolta  personale - che riporta con grande evidenza la vicenda. All'epoca Cagliostro viveva a Parigi con la moglie e numerosa servitù al seguito. Per dimostrare i suoi poteri di spiritista, invita a cena sei notabili parigini con l'intento di evocare gli spiriti di sei personaggi famosi a loro scelta. Gli ospiti scelgono nomi di spicco quali ad esempio Voltaire, d'Alembert, Diderot e Montesquieu: Cagliostro li fa apparire e li fa accomodare alla medesima tavola. Gli spiriti rispondono amabilmente alle domande poste dai notabili e mi è piaciuto evidenziare la franca risposta di Diderot che ammette “L'Enciclopedia, cui mi fanno tant'onore, non m'appartiene. Il mestiere d'un redattore è di mettere ordine nella scelta delle materie. L'uomo che ha dimostrato più talento nella compilazione dell'Enciclopedia è colui che ne ha composto l'indice ; e nessuno pensa a fargliene onore”. Una bella soddisfazione per chi, come noi bibliotecari, si occupa di organizzare il sapere.
L’episodio è del 1785: tre anni dopo, Cagliostro giungerà in Trentino, per soggiornare a Trento e prima ancora a Rovereto.
Qui Clementino Vannetti documentò la sua presenza e ne conservò memoria in uno scritto, composto in un latino pseudo-biblico per mettere in ridicolo chi si atteggiava a novello Messia e passato poi alla storia col titolo di “Vangelo di Cagliostro”. Fu stampato in forma anonima a Mori nel 1789 per eludere la censura del Principe Vescovo: un opuscolo di sole 31 pagine che però ebbe una grande diffusione in tutta Europa, ma che ai primi del Novecento gli esperti credevano irrimediabilmente perduto in quanto fatto bruciare dall'Inquisizione all'epoca del processo a Cagliostro, quello che lo porterà a finire i suoi giorni terreni nella tetra cella nella fortezza di San Leo.

“Cavo, Cava... Caves” è un progetto itinerante, trasversale e multidisciplinare che descrive grotte, ripari, cavità, crateri dal punto di vista naturalistico, storico-archeologico, artistico, utilizzando varie forme di divulgazione. Dopo la tappa di Trento, il progetto si è fermato ad Arco, dove si sono tenuti anche altri incontri: “La biospeleologia e la fauna cavernicola” con Uberto Ferrarese e Arrigo Martinelli, entomologi; “La grotta come habitat umano in Trentino dalla preistoria al medioevo” con Maurizio Battisti e Barbara Maurina, archeologi; “I buchi naturali e artificiali: luoghi ideali per la riproduzione della zanzara tigre” con Fabiana Zandonai e Federica Bertola; “La collezione osteologica di confronto della Fondazione Museo Civico di Rovereto: ritrovamenti ossei in grotte e inghiottitoi locali” con Stefano Marconi e Thomas Conci; infine i laboratori e la mostra “Cavo, Cava… Caves”.
In programma l'11 aprile l’uscita curata dalla Sat di Arco “Il Bosco Caproni e le cave di oolite”.

Il volume di Alain Queruel del quale è qui riprodotta la copertina è una recente acquisizione della raccolta personale di Edoardo Tomasi

 
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